Testimonianza N°6

Ecco la nuova testimonianza del mercoledì!

Oggi pubblichiamo la riflessione di Davide, ragazzo transgender che ha voluto mettere in luce anche la bellezza di affrontare un percorso di riaffermazione di genere.

Ultimamente mi è capitato spesso di imbattermi in articoli su riviste dove si cerca di far conoscere la realtà dell’identità di genere e la disforia a chi non ne ha mai sentito parlare e, per quanto sia positivo vedere un’apertura a questo discorso, una cosa che ho notato è che quasi sempre l’accento viene posto sulla sofferenza che la situazione comporta. Leggendoli storco sempre un po’ il naso, perché se da una parte non voglio minimizzare la sofferenza che sicuramente molti sperimentano, dall’altra non riesco a fare a meno di pensare che il rischio è quello di creare una narrazione per cui le persone trans sono sempre e solo individui tormentati e senza possibilità di essere del tutto felici.

Nemmeno la frase “non tutti i mali vengono per nuocere” si adatta alla situazione, perché presuppone che in qualche modo questa possa essere considerata solo un male. Certo, sarebbe ipocrita dire che non vorrei avere una bacchetta magica in grado di farmi rinascere cisgender, risparmiarmi un percorso che anche se vissuto in maniera positiva resta impegnativo sotto tanti aspetti, ma allo stesso tempo so benissimo che non è possibile, quindi la cosa migliore da fare è approcciarsi con la mentalità di qualcuno che non vuole soffermarsi solo sul nero, ma esplorare anche i “grigi chiari”, gli aspetti tutto sommato “non così male” della situazione.

Essere trans non è un dramma. Non è un’esperienza che ti segna negativamente e che ti rende un reietto. Ognuno viene da situazioni diverse, c’è chi è più fortunato e chi invece è costretto a doversi confrontare con un ambiente ostile, ma in parte sta a noi in prima persona cercare di cambiare la situazione con un atteggiamento meno abbattuto e più propositivo. C’è anche del bello, bisogna ricordarlo sempre: si tratta di un percorso di crescita come un altro, e in quanto tale è costellato da momenti felici e da momenti più duri, ma è proprio attraverso questa serie di alti e bassi che si riesce ad arrivare a destinazione.

Il motivo per cui vorrei invertire questa tendenza che porta a raccontare solo i momenti peggiori è che spesso contribuisce a spaventare le persone, sia chi si trova all’inizio del percorso, sia i familiari, gli amici, tutti quelli che gli stanno vicino. Il rischio è che le persone che stanno “all’esterno” e che leggono testimonianze dagli articoli che prima nominavo abbiano paura di situazioni così delicate, perché non è facile relazionarsi con chi si pensa stia soffrendo, e in certi casi finiscano per allontanarsi. Oppure un altro rischio è che un ragazzo o una ragazza li leggano e rimandino la loro “realizzazione” perché l’idea di dover convivere con certi problemi li blocca e non gli permette di accettarsi del tutto, allungando un processo che già di per sé non è rapidissimo. Quindi vorrei cogliere l’occasione per ricordare che c’è sempre la possibilità di vivere questo percorso col sorriso, senza vittimismo, accettando di dover superare dei momenti un po’ complicati ma con la certezza che le persone che ci vogliono bene non si faranno scoraggiare da una cosa così superficiale e tutte le opportunità che la gente crede che ci verranno tolte in realtà sono ancora lì ad aspettarci. E forse potrà sembrare esagerato, ma alla frase “c’è anche del bello” potrebbe essere meglio sostituire “c’è soprattutto del bello”. D’altronde, come dicevo, è tutta questione di prospettiva.

Davide

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