Testimonianza N°3

Presentiamo oggi la terza testimonianza dei nostri utenti, uno sfogo più sopra le righe dei precedenti ma non per questo meno profondo e importante.

L’uomo invisibile

“A nessuno frega niente di me, se non scrivo io un messaggio ai miei amici non mi caga nessuno. Sono diventato molto bravo a piangere senza farmi scoprire dai miei, anche troppo. So che potrei dare affetto a qualcuno, ma non c’è nessuno che lo voglia. Ne avrei anche le palle piene di continuare ad aspettare qualcosa – cosa sto aspettando? ha senso passare il proprio tempo ad aspettare? e se no, cosa devo fare?
Proprio quando stavo cominciando ad essere un po’ sereno i miei feromoni mi hanno fatto sapere che mi piace un tizio con cui non ho quasi niente in comune, a cui non frega di me e che non è neanche frocio: la faccenda sta diventando comica. Ogni tanto penso “minchia, che vita strana che sto facendo. Un piccolo travione frocio che per adesso al massimo sembra una ragazza lesbica, che vive in una città di campagna, a cui piacciono uomini adulti, che avrebbe voglia di trombare – e con chi? –, che ha un (insolito?) interesse per materie letterarie e che sente la propria lingua venire sempre più stuprata da parole, espressioni e calchi linguistici di origine inglese inutili, traducibilissimi ed irritanti, e che, come se già non bastasse tutto questo, sente (quel poco che ormai rimane de) la propria cultura venire sostituita da quella americana, quella delle esagerazioni, senza che nessuno opponga un minimo di resistenza, anzi, chissenefrega, ché tanto si sa che l’Italia è un paese di merda, vuoi mettere gli States?, e il dialetto ormai è roba da ignoranti, a meno che non sia quello romano, che quello ancora ancora va bene”.
Sto esagerando? Forse sì. D’altronde la situazione è quel che è. Sto aspettando qualcosa, e a questo punto non so più neanch’io cosa. La voce bassa? Certo, ma non solo. Forse vorrei sapere cosa si prova quando si piace a qualcuno. Il problema è che in tutto questo aspettare non riesco a concentrarmi perché il mio cervello pensa a tutt’altro, e quindi mi trovo a dover studiare tutto il programma di un esame in meno di due settimane; finché i professori sono buoni mi va bene, ma se dovessi trovarne di severi comincerei a dover rifare uno, due, mal che vada anche tre esami, e i miei comincerebbero a chiedermi come mai non prenda buoni voti nonostante abbia avuto 6 mesi per prepararmi, e mi sentirei ancora più una merda di quanto non mi senta già.
Sto facendo fatica. Ultimamente mi chiedo spesso chi me lo faccia fare. Tutto sembra così distante, così irraggiungibile. Io ho voglia di vivere, ma che due coglioni.”

ASSOCIAZIONE CON-TE-STARE

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